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INQUINAMENTO LUMINOSO: CRONOLOGIA DI UN FENOMENO

 

Impianto sovradimensionato ed effetti...

 

Ottiche stradali a confronto: a sinistra un apparecchio moderno di tipo schermato,  vetro piano e ottica asimmetrica, a destra una vetusta plafoniera bombata su palo a pastorale.

 

 

Il tipico alone di luce che avvolge i grandi centri abitati male illuminati

 

 

 

 

Il primo manuale sull'inquinamento luminoso pubblicato in Italia dall'UAI

 

La mappatura dell'inquinamento luminoso effettuata dagli astrofili di Civitavecchia sul territorio. Sulla base di osservazioni e fotografie notturne della volta celeste hanno stimato  la perdita di magnitudine delle stelle visibili e quindi hanno identificato uno zoning astronomico: in blu le zone ancora buie dove è possibile scorgere astri poco luminosi e fotografare il profondo cielo, in giallo la fascia costiera "inquinata".

Cos'è l'inquinamento luminoso?

L'inquinamento luminoso è un complesso fenomeno di alterazione del ciclo notte/giorno dovuto alla irradiazione della luce artificiale verso il cielo. Molti apparecchi di illuminazione per esterni, come ad esempio i globi o i proiettori, vengono costruiti e installati senza opportune schermature disperdendo verso l'alto una buona parte della luce prodotta, anzichè dirigerla sulle superfici da illuminare come i marciapiedi, le strade ecc.  Questa grave forma di spreco energetico, che solo oggi si sta cercando di contenere su più fronti, è stata totalmente ignorata nella storia della disciplina illuminotecnica, dai tempi dei lumi a petrolio fino a pochi anni fa. E' pur vero che le conseguenze di maggiore impatto hanno cominciato a manifestarsi negli ultimi decenni del secolo scorso. La definizione inquinamento luminoso è fuorviante, anche se incisiva, dato che la luce di per se non inquina. Ma esiste comunque una grave forma di impatto sull'ambiente e non è di poco conto: la luce dispersa, infatti, viene prodotta invano nelle centrali elettriche che  scaricano nell'ambiente polveri e gas.  

Come si manifesta?

A tutti sarà capitato almeno una volta di notte di scorgere al di sopra di un centro abitato un grande alone di luce: esso costituisce l'effetto più appariscente e tangibile del fenomeno inquinamento luminoso. Una semplice prova pratica notturna può servire a verificare di persona l'intensità del fenomeno: basta provare a identificare nel cielo alcune stelle luminose, magari vicine tra loro, confrontando poi l'esito della prova con la visione della stessa area del cielo, alla stessa ora, da un punto di osservazione fuori città,  ben distante da sorgenti di luce artificiale. Il risultato è impressionante e serve a capire quanto danno è stato causato all'astronomia costretta oggi a cercare siti osservativi in posti desolati.

Quali sono le cause?

La causa principale è la dispersione di luce artificiale verso il cielo dovuta alla progettazione e installazione poco attente degli impianti di illuminazione per esterni.

Il fattore scatenante è costituito invece dall'inquinamento atmosferico: al di sopra delle grandi città infatti spesso si addensa uno strato d'aria appesantito dal pulviscolo in sospensione. L'inquinamento dovuto alle industrie, agli impianti di riscaldamento, alle automobili innesca un processo di diffusione della luce che genera il tipico alone luminoso.

Quali sono i suoi effetti?

Le principali conseguenze di questo spreco sono le seguenti:

  •  - presenza di un alone di luce al di sopra dei centri abitati 

  •  - sovradimensionamento degli impianti ed aumento dei consumi

  •  - maggiore inquinamento atmosferico imputabile all'aumento dei consumi

  •  - fenomeni di abbagliamento ottico

  •  - intrusione della luce nelle abitazioni e alterazione del sonno

  •  - perdita di visibilità del cielo stellato e chiusura degli osservatori astronomici

  •  - alterazione al ciclo vegetativo delle piante

  •  - alterazione dell'orientamento notturno delle specie volatili migratorie

Quando si è scoperto il fenomeno?

Il fenomeno viene studiato da oltre un secolo ed è stato divulgato dalla comunità astronomica che, già negli anni '50, esasperata dalla opacizzazione del cielo stellato causata dalle luci dei grani centri urbani, ha cominciato a dover chiudere e trasferire i più importanti osservatori astronomici del mondo. Gli osservatori erano stati costruiti nei secoli precedenti sui rilievi prossimi alle città, ad dire il vero con poca lungimiranza, confidando sulla presenza di cieli ancora molto bui e limpidi. Quando le prime immense metropoli, come Los Angeles, hanno vissuto una spropositata fase di sviluppo e un immenso alone di luce si è consolidato sopra la città, l'astronomia osservativa si è ritirata  sui rilievi delle Ande, nei deserti d'alta quota, sulle isole, ovunque fosse rimasto un cielo stellato nero e profondo. Da qui al lancio nello spazio del Telescopio Spaziale Hubble, capace di cogliere immagini lontane e perfette, il passo è stato breve.

Il movimento internazionale

Il primo risultato tangibile di una ufficiale presa di coscienza del problema è stata la costituzione dell'IDA ( International Dark Sky Association ) negli annI '80 , primo organismo mondiale  rivolto all'abbattimento dell'inquinamento luminoso. Dalla sua costola sono nate nel mondo varie sezioni e associazioni che si sono affiancate nella lotta, come la sezione Italiana dell'IDA fondata dall'avv. Mario di Sora e Pierantonio Cinzano.

La battaglia degli astrofili italiani

Chi si è trovato stretto in una morsa micidiale apparentemente senza via d'uscita, sono stati gli astrofili, astronomi dilettanti impegnati nello studio del cielo a distanze dai centri abitati sempre troppo contenute. Sono stati I primi a comprendere la serietà del problema, aggravato da un inarrestabile aumento delle luci artificiali e da una inadeguata politica energetica: l'UAI ( Unione Astrofili Italiani ) prende posizione e fonda la CNIL ( Commissione Nazionale Inquinamento Luminoso ). La Regione Veneto si pone come avanguardia di un movimento nazionale, frammentario ma efficace: promulga una Legge Regionale, pubblica il primo libro italiano in materia ad opera di Pierantonio Cinzano. Agli astrofili si affiancano l'IDA, Cielo Buio e varie associazioni ambientaliste come WWF, Legambiente e Pro Natura.

La strategia del risparmio energetico e primi risultati

La chiave strategica adottata dagli astrofili è stata quella di comprendere tutti i risvolti energetici e progettuali del problema che, in sostanza, è dovuto alla scarsa attenzione posta nella progettazione degli apparecchi di illuminazione. Se questi infatti fossero schermati nel modo giusto e diffondessero una luce dallo spettro consono alla destinazione d'uso, insomma poco invasivo,  non verrebbe  irradiata inutilmente tanta luce verso il cielo e, soprattutto,  non verrebbe prodotta invano una enorme quantità di energia.

Gli astrofili, cercando di by-passare il generale lassismo nazionale, hanno aggredito le situazioni locali, nelle Regioni e nei Comuni, promuovendo regolamenti e leggi ad hoc mirate a disciplinare la progettazione e l'installazione degli impianti di illuminazione per esterni.

In pochi anni, dopo la prima legge regionale del Veneto, sono state approvate quelle della Valle d'Aosta, del Piemonte, della Lombardia, della Toscana, del Lazio e della Campania. A livello locale l'avv. Mario di Sora, vero pioniere della strategia, ha realizzato il Regolamento del Comune di Frosinone, primo in Italia, cui hanno fatto seguito quelli di Ferentino, Civitavecchia e Ladispoli.

L'A.A.M.T. di Civitavecchia: un caso nazionale

Gli astrofili di Civitavecchia, guidati dall'ing. Carlo Rossi, si sono segnalati per la loro intraprendenza e in poco tempo, a metà degli anni '90, si sono dedicati con passione al problema ottenendo risultati di rilevanza nazionale: citiamo, per brevità, la mappatura dell'inquinamento luminoso su territorio di Civitavecchia, pubblicato dal MUSIS dell'Università di Roma, la stesura e l'approvazione di uno dei primi Regolamenti comunali per il risparmio energetico, antesignano della Legge regionale del Lazio n.23/2000. In seguito l'Ing. Carlo Rossi è diventato uno dei massimi esperti del fenomeno, componente della Commissione UNI e di quella che ha redatto la legge regionale, responsabile per alcuni anni della sezione UAI e autore del primo manuale italiano sull'inquinamento luminoso. L'esempio della A.A.M.T. resterà un riferimento per molte associazioni e per l'intero movimento.

Gli astrofili progettisti

L'esperienza maturata come astrofili ha avuto un seguito per Michele Galice, giovane architetto, e Carlo Rossi, ingegnere elettrotecnico: lo studio della disciplina illuminotecnica e delle problematiche legate al fenomeno inquinamento luminoso hanno permesso loro di proporsi come tecnici specializzati, con una visione veramente globale e dettagliata della professione illuminotecnica, dagli aspetti progettuali a quelli produttivi, dalle problematiche impiantistiche a quelle urbanistiche legate al rinnovamento dell'illuminazione pubblica.

La loro esperienza ha già trovato applicazione nella progettazione di svariati impianti per interni e per esterni nei Comuni dell'Alto Lazio.