FRECCIAROSSA

Che piacere lasciarsi soprendere da un'ispirazione. Soprattutto quando ti coglie senza preavviso, senza averla neanche cercata. Quella volta, tornando da Milano sul Frecciarossa, guardavo fuori dal finestrino con un senso di amara insoddisfazione. Il soggiorno frettoloso non mi aveva consentito di raccogliere immagini soddisfacenti con la dovuta concentrazione. Proprio nel momento di maggiore amarezza e inedia, chiuso nello scompartimento di un treno che in quel momento costituiva la più frustrante limitazione al mio desiderio di prati e di scorci architettonici, ecco che il mio sguardo, distratto e completamente abbandonato, si lascia catturare da un fenomeno che in qualunque altro momento non avrei mai trovato interessante. Forse proprio la voglia smisurata di fotografare e, al contempo, la stringente limitazione fisica del viaggio in treno, hanno creato un cortocircuito dirompente che ha trasformato un momento di frustrazione in un'esperienza appagante e completamente nuova. Per me che sono abituato a preparare lo scatto con una certa pazienza e con notevole attenzione allo studio compositivo, dirigere la fotocamera verso il finestrino e scattare a sentimento verso paesaggi indistinti e deformati dalla velocità, è stata una bella rivoluzione personale e certamente una forma di catarsi artistica. Un modo per fare riemergere la mia sensibilità di pittore mai realizzato, sebbene più viva che mai per una tradizione di famiglia e per una passione attualissima.

Alberi, casali, campi, strade, scorrono impazziti dietro il vetro del finestrino, fondendosi l'un l'altro in campiture impastate e graffiate da tessiture pittoriche. Quadri che sembrano richiamare a volte atmosfere impressioniste, espressività avanguardiste o pseudo-tecniche futuriste: tutti effetti dovuti semplicemente al cinetismo delle vedute.

In post-produzione mi sono limitato a lievi correzioni dei livelli per aumentare contrasto e saturazione. Ho aggiunto disturbo e vignettatura per conferire maggiore atmosfera ed espressività alle immagini che però, per il resto, “pennellate” comprese, sono il naturale risultato del movimento del treno.   

 

 

 

 

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